Strategie di Intervento

Metodologia di lavoro nelle RSA Buon Pastore e Residenza Solaria

Dopo l’ingresso in struttura e le opportune rilevazioni per test ed anamnesi sulle condizioni generali di salute, gli ospiti vengono inseriti in Piani Assistenziali Individuali che prevedono, secondo necessità ed inclinazione personale, interventi di prevenzione terziaria per contrastare o rallentare l’insorgenza di patologie degenerative del Sistema Nervoso Centrale attraverso l’uso sistematico di tecniche di Arti Terapie (Musicoterapia, Arteterapia Plastico Pittorica, Teatroterapia e Danzaterapia).
Attraverso il gioco, esperti del settore, in equipe multidisciplinare con medici, psicologi e coordinatori professionali, coinvolgono gli ospiti in processi di cura che permettono loro di vivere, in maniera attiva e partecipata, la vita di comunità e di perseguire, al tempo stesso, il benessere psicofisico generale.

Le RSA Buon Pastore di Lecce e Residenza Solaria di Carmiano sono Centri Nazionali d’eccellenza per la ricerca e l’applicazione delle Arti Terapie come contrasto alle patologie della Terza Età.
Le premesse all’intervento proposto sono contenute nello stralcio riportato, tratto dal testo “Musicoterapia e Alzheimer” di Stefano Centonze (Ed. Circolo Virtuoso), ispirato al lavoro già svolto in passato presso le medesime strutture.

Perché la Musicoterapia?
Le premesse neurofisiologiche hanno evidenziato l’importanza dell’aiuto esterno, della stimolazione ambientale. Ovviamente, non riconducuno in maniera diretta alla Musicoterapia, poichè ciò le assegnerebbe un potere “magico” che solo in antichità le veniva attribuito. Le Teorie enunciate (ndr.: Teoria della Plasticità Neuronale, Teoria Neurobiologica o delle reti neurali di Edelman) parlano di cooperazione tra strutture anatomiche ed ambiente e valgono tanto che si parli di terapia cognitiva che di qualunque altra forma di esperienza stimolante (inclusa, ad esempio l’attività fisica).

La Musicoterapia, semplicemente, è una delle possibilità. C’è, poi, da discutere se, sulla base di tutto quanto detto sugli effetti della musica sull’organismo, un intervento che prevede la stimolazione attraverso i suoni sia da considerarsi più o meno appropriato per un determinato paziente. Brevemente dirò che la scelta del tipo di stimolo esterno dipende in larga parte dalle finalità dell’intervento, dall’obiettivo prefissato e dal livello di compromissione del paziente. Così, in alcuni casi la terapia cognitiva può essere consigliata ma non mi viene in mente quando e come si possa rinunciare ad intervenire anche con le Arti Terapie. Magari come completamento di una terapia cognitiva. In altri casi, le terapie verbali non sono praticabili per oggettiva impossibilità e la scelta di un linguaggio che lasci le emozioni libere di esprimersi non ha alternative……

Mille e ancora mille sono, però, le ragioni per rivolgersi alla Musicoterapia, quando si lavora con pazienti anziani con demenza. Perché la musica aiuta il paziente a rivivere pezzi di storia personale creduti persi per sempre ed emozioni dimenticate. Perché la musica facilita il rilassamento, il benessere e la socializzazione. Perché la musica facilmente si adatta ad altri interventi per il recupero delle funzioni cognitive.

Dunque, la musica può contribuire alla riabilitazione. Gli studi lo hanno dimostrato. E ci hanno anche detto come agisce. Oggi, grazie al contributo della scienza, conosciamo, ad esempio, l’azione di strutture cerebrali sottocorticali, quali amigdala, giro limbico ed ippocampo, responsabili dell’elaborazione e della memoria emozionale che la musica è in grado di risvegliare. E, sempre grazie alle ricerche scientifiche, conosciamo l’azione della musica sulla produzione di endorfine e di serotonina, preposte a regolare il dolore ed a favorire il rilassamento e l’innalzamento del tono dell’ umore. E sono solo alcuni degli esempi possibili.

Ecco perché la Musicoterapia è indicata per intervenire in senso riabilitativo con pazienti anziani con demenza. E tante ancora sono le ragioni che la rendono consigliabile. Essa, infatti:
* permette il recupero della storia personale del paziente attraverso un percorso storico sonoro emotivo, mediante il quale si può riattivare la memoria del passato;
* stimola coloro che hanno scarse reazioni emotive;
* aumenta l’autostima (attraverso il suono, gli strumenti e il canto);
* aiuta a stabilire e mantenere contatti con la realtà, attraverso il suonare e il cantare che racchiudono in sè il profondo significato di esistere;
* accelera il recupero della parola negli afasici;
* consente la sperimentazione di un linguaggio alternativo a quello verbale che ha ormai perso di significato;
* stimola motivazioni e ricordi pregressi;
* favorisce il rilassamento;
* agevola il controllo del respiro e del movimento guidato;
* attenua atteggiamenti ansiogeni e ripetitivi;
* sposta l’attenzione da comportamenti violenti;
* favorisce l’orientamento e l’acquisizione della dimensione spazio – temporale;
* favorisce l’ interazione con gli altri e la socializzazione;
* facilita l’ apprendimento e la concentrazione;
* permette il recupero dell’attenzione;
* rende possibile il processo di ascolto;
* propone ai familiari ed al paziente stesso un’ idea più positiva del luogo di cura;
* consente una maggiore consapevolezza dell’ambiente circostante e un maggiore coinvolgimento con esso;
* stimola il corpo attraverso movimenti semplici e la danza;
* rivaluta le potenzialità e le attitudini del malato d’Alzheimer.

(…) Conclusioni
La questione è se sia possibile migliorare la qualità e le aspettative di vita del paziente con demenza grazie alla Musicoterapia.
Io credo che questo lavoro contenga molte risposte positive in questo senso, indipendentemente dagli effetti scientificamente provati che la musica ha sull’organismo e di cui si è abbondantemente trattato. Qualora, pertanto, ci fosse bisogno di arricchire di ulteriori prove le argomentazioni fin qui addotte, dirò che il risultato ottenuto in questi sette anni di lavoro consolida la convinzione che mettere il paziente nella condizione di recuperare i propri ricordi, la propria storia, le proprie emozioni, la propria dimensione interpersonale, la stima di sé ed il benessere ne migliora la qualità della vita. La musica, in tutto questo, agisce come oggetto intermediario di una relazione che va costruendosi attraverso l’evocazione, lo sperimentarsi nel raccontare, la danza e i suoni.

E’ come se, grazie alla musica, il paziente imparasse di nuovo cose su di sé e questo processo di nuovo apprendimento (meglio dire, di ri-apprendimento) lo stimolasse all’attenzione che il processo stesso richiede. Un programma di lavoro che si propone di sperimentare la potenzialità della musica come mezzo per migliorare la qualità della vita degli anziani in struttura non può non tener conto di tutto questo. Utilizzare la canzone come terreno d’incontro, oggetto intermediario della relazione e strumento di terapia, con tutte le implicazioni, è il modo per incentivare la condivisione di interessi comuni, facilitare il dialogo che filtra attraverso il canale privilegiato delle emozioni, bypassando il linguaggio della parola non a tutti accessibile, promuovere attività fisica e mentale, promuovere nuovo apprendimento e alleviare le sofferenze.

Lavorare con la Musicoterapia vuol dire questo. E vuol dire vivere anche dei momenti di umano disorientamento in attesa che accada qualcosa, che arrivi un risultato. Ci vuole tempo con gli anziani. Così succede che, all’improvviso, il paziente, magari inizialmente disinteressato, modifica la propria postura sulla sedia, porge l’ orecchio alle fonti sonore, studia attentamente con lo sguardo chi gli sta intorno e, pian piano, si sperimenta. Canta con il gruppo, propone, danza, sorride e vive meglio.

Se poi, il miglioramento delle condizioni di vita sia direttamente collegato con le possibilità di allungamento della vita stessa del paziente grazie alla Musicoterapia è una questione che, se, alla luce della presente trattazione, da una parte appare strettamente collegata a fattori ambientali, dall’altra rimanda inevitabilmente alle possibilità di riabilitazione che vengono offerte a pazienti con gravi processi degenerativi in atto.

A differenza di quanto rilevato sul miglioramento della qualità della vita del paziente geriatrico con demenza, laddove la Musicoterapia diviene strumento privilegiato, perché agisce positivamente, permettendo la rievocazione di sentimenti e l’integrazione attraverso la scoperta della creatività, sulla questione del miglioramento delle aspettative di vita va detto che la musica sembra essere un’importante possibilità, se rapportata all’incidenza dei fattori ambientali, e una delle tante possibilità, se rapportata alla concreta possibile riabilitazione.

Inutile dire che su questo ultimo punto in particolare si innestano discorsi dai quali rischieremmo di non venire più fuori. Procedendo per gradi, la correlazione ai fattori ambientali suggerisce che il miglioramento della qualità della vita ne condiziona l’aspettativa dal momento che,  attraverso il recupero di una postura vigile e dell’attenzione per effetto di stimolazione esterna, il paziente anziano rimane presente a se stesso più a lungo e non si lascia andare.

Non solo. Il già citato riapprendimento sinaptico, che introduce la riabilitazione, consente il rallentamento della degenerazione delle funzioni cerebrali ed un conseguente più tardivo spegnersi dei circuiti che costituiscono le varie stazioni neurali, in assenza di altre complicanze del quadro clinico generale.
Più articolato è, invece, il discorso legato alla riabilitazione. Non tanto per l’uso della Musicoterapia come stimolo che riabilita, argomento peraltro già affrontato, né per la sua unicità – mai sbandierata – negli interventi per la riabilitazione.

La questione è se si possa parlare di riabilitazione per pazienti anziani con demenza spesso da istituzionalizzazione e, come, tale, cronicizzati. Ancora meglio, dimostrata la correlazione Musicoterapia – miglioramento della qualità della vita del paziente anziano con demenza,  sarà possibile dimostrare l’ assunto Musicoterapia – miglioramento delle aspettative di vita del paziente cronicizzato con demenza? I risultati fin qui ottenuti hanno avuto ragione sullo scetticismo di chi ritiene inutile tentare di riabilitare un paziente cronicizzato o tendente alla cronicizzazione.

Riabilitare vuol dire restituire abilità perdute. Ma, aggiungo, vuol dire anche fare in modo di non perdere le abilità residue. Così, l’agire riabilitativo ha un senso perché è per tutti. L’esperienza fin qui condotta con i pazienti della Residenza Sociale Assistenziale Buon Pastore di Lecce ha dimostrato che è possibile, quando nulla più, riabilitare la dimensione interpersonale, comunicativa, espressiva attraverso la rievocazione dei ricordi della vita passata e delle emozioni che porta con sé. E fino a quando si è in grado di provare emozioni ci sarà sempre da riabilitare. Anche nei casi estremi.

Perché si lascia morire solo chi ha perso contatto con se stesso e con le proprie emozioni e chi crede di non aver più nulla da raccontare agli altri. Ma che cosa accadrebbe se il luogo di cura diventasse casa, gli assistenti figli, i compagni di viaggio amici? Che cosa accadrebbe se all’ improvviso si scoprisse di poter comunicare con uno sguardo, con una lacrima, con un sorriso? Che cosa accadrebbe se, in altre parole, si fosse in grado di riprodurre ambienti e situazioni familiari per i nostri pazienti? Io credo che non chiedano di più e questo lavoro ne è la prova.

Far rifiorire i sorrisi, risvegliare gli sguardi, creare gruppo, relazione, integrazione, casa, vita: questo è il potere della musica.
Vorrei poter dire che la Musicoterapia fa miracoli. Ma non è così. In molti casi fa più dei farmaci ma è ancora lunga la strada per fare della Musicoterapia una scienza esatta.

Di sicuro, oggi sappiamo che può migliorare, attraverso le modalità illustrate, la qualità delle vita dei pazienti che ad essa si rivolgono. Sappiamo dei poteri curativi della musica e dei suoi effetti sull’organismo. Sappiamo che aumenta la risposta immunitaria.

Abbiamo esperienza di tanti pazienti ritornati alla vita dal coma per effetto del potere della musica. Se usata bene, la Musicoterapia può essere lo stimolo esterno che riabilita e, come tale, agisce positivamente su eventi degenerativi irreversibili.
Forse non guarisce.

Ma può rallentare una malattia. E allungare la vita